Karl J. Mayerhofer in der Galleria Castelvecchio von Verona

Dr. Fiorenza Canestrari, Karl J. Mayerhofer, Sophie, Diane Peters
Dr. Fiorenza Canestrari, Karl J. Mayerhofer, Sophie, Diane Peters

Auf Einladung von Aperto Arte präsentierte das Circolo Ufficiali die Werke des Kirchstettner Künstlers Karl J. Mayerhofer in der Galleria Castelvecchio. Frau Dr. Fiorenza Canestrari, die den Maler bei seiner Ausstellung in Mailand kennen lernte, skizzierte das Schaffen Mayerhofer`s und seine Ausstellungen quer durch Europa. Seine scheinbar grenzenlose Fantasie und die Liebe zu den Schönheiten der Natur, sei es in Abbildungen von Verduten, oder Frauen, die zu Rosen werden, Bäume zu Frauen und die Geheimnisse von Masken, das Verbergen und Eintauchen in eine Welt, die viele Menschen verlernt haben zu sehen. Begleitet wurden die Werke von der Komponistin Diane Peters auf der Harfe. Die Mayerhofer`s überbrachten den offiziellen Gruß ihrer Heimat Niederösterreich mit den besten Grüßen von Bgm. Johann Dill und der Marktgemeinde Kirchstetten mit dem Bildband "Viertel ober dem Wienerwaldes", Unterlagen über die WIR Region, über die Dichter Josef Weinheber und Wystan Hugh Auden und dem Buch "Wesenheiten". Die Region Seebarn/Grafenwörth präsentierte mit einer Weinkost der Winzerfamilie Alois Roch heimische Weine.

Die Ausstellung ist bis 19. April bei freien Eintritt zu besichtigen.

Karl J. Mayerhofer. Il segno, tra esotismo e leggerezza.

 

“C'è una città di questo mondo, ma così bella, ma così strana, che pare un gioco di fata Morgana e una visione del cuore profondo ...”. Indubbiamente, Fiorenza Canestrari - per l'incipit di questa vasta rassegna espositiva (oltre quaranta lavori) dedicata a Karl J. Mayerhofer negli spazi del Circolo Ufficiali a Castelvecchio - ha intuita la magica interrelazione tra l'opera del noto artista viennese e l'omaggio a Venezia del più grande poeta della nostra terra: Diego Valeri. Mayerhofer domina un grafismo felice - tra china, pastelli ed acquerello - e predilige per Venezia l'elegante cromatismo lunare, quel blu con pigmenti dorati e bruniti che cedono al verde dell'acqua e quegli orizzonti (trattati a spruzzo) dove un tocco viola stempera nel glicine, nel rosa...Il suo segno è la voce che sussurra l'incanto di una città unica, irripetibile nella sua fragilissima essenza e che affida (è un presagio?) tanta bellezza ad uno spirito-guida. Ma, all'improvviso, appare un'effige mascherata che, nascondendosi tra intrigo e passione, si trasforma nell'icona di quello sguardo misterioso, femminile presenza sovrastante splendide architetture, tutore vigile e silenzioso di un gruppo di allegre maschere danzanti nella luce di San Marco o, nell'atmosfera notturna, a Rialto e, ancora, nella fuga ottica oltre la piccola arcata de i Sospiri -. Infine, per Mayerhofer, Venezia, vista nei suoi scorci illustri  o appartenenti alla piccola dimensione quotidiana nascosta tra ombrosi rii o in angoli non battuti dai turisti (lo squero, con la rimessa di gondole, meta prediletta dal taciturno vate Ezra Pound),  indica, come per i due solitari paesaggi della campagna toscana - tra cielo e terra, sospesi nel Nulla - la culla della memoria, del proprio vissuto, trasformata in sogno. Grazie ad un frammento, visione fugace che informa l'approccio tra simbologia percettiva e impressione metafisica. Ma nell'opera di Mayerhofer, erede diretto della cultura secessionista, è sempre la donna, essenzialmente, l'indiscussa protagonista che seduce  ma non si concede (sebbene una traccia di questa eterna ambiguità si riscopra nella linea guizzante del dettaglio anatomico di piccoli animali, oltre che nel loro sguardo attento e sagace che fa intuire l'agguato - KatzenSymphonie, SteinAdler -). La figura femminile, stante o seduta, di fronte o in profilo (un omaggio all'eleganza preziosa di Patrick Demarchelier, per lo studio in bianco e nero della dama con l'ampio cappello a caduta di rose, replicato in brillanti versioni) oppure nuda, nel velato capite della beduina davanti le Piramidi – dove gli occhi ombreggiati dal kajal suggeriscono il monito del sacro inviolabile -  o ancora, pennellata centripeta, avvolta in ampi mantelli dal vivido cromatismo. Inneggia al Liberty, al canone decorativo di Gallé, il trionfo femminile di questa natura polimorfa, volti e corpi immersi e divenuti essi stessi racemi e fiori, schiuma secernente di molluschi ed onde marine, proiettati dal vento in una dimensione infinita. Linea orbitale tra concavo e convesso, al di là del richiamo sensuale sempre pudicamente negato...

L'arte di Mayerhofer, sintesi di una ricerca tra vita e sogno, accompagna lo sguardo dell'ansioso proiettarsi in un' Idea. Tanto più  irreale, quanto obsoleta o riposta nello spirito. Verso gli astri o una terra popolata da folletti e geni tutelari, dove l'uomo, ammesso per un solo attimo, osa tuttora sperare in antichi sentimenti e bucoliche sensazioni.

 

 

           Caterina  Berardi